Istanbul in 5 giorni: il nostro itinerario tra Europa e Asia
Quando abbiamo deciso di regalare un viaggio per gli 80 anni della nonna di Sissy, Istanbul è stata una delle prime destinazioni a cui abbiamo pensato.
Chi la conosce sa che, nonostante gli ottant’anni compiuti, la sua voglia di partire è rimasta quella di sempre. E così, a fine maggio, siamo partiti in otto, tre generazioni in viaggio insieme: metà del gruppo da Milano e il resto della famiglia da Catania, pronti a ritrovarci tutti a Istanbul.
Avevamo cinque giorni e un itinerario preparato nei minimi dettagli. Come spesso succede in viaggio, però, qualche programma è cambiato strada facendo e Istanbul è riuscita comunque a sorprenderci.
In questo articolo vi raccontiamo il nostro itinerario di Istanbul in 5 giorni, insieme ai ristoranti che ci sono piaciuti di più, ai consigli pratici sui trasporti e a qualche errore che, con il senno di poi, avremmo evitato.
Istanbul in 5 giorni: il nostro itinerario in breve
Prima di raccontarvi ogni giornata nel dettaglio, questo è il percorso che abbiamo seguito:
Giorno 1: Taksim → Istiklal → Galata
Giorno 2: Sultanahmet → Üsküdar → Kadıköy
Giorno 3: Topkapi → Süleymaniye → Bazar delle Spezie
Giorno 4: Chora → Fatih → Balat e Fener → crociera sul Bosforo
Giorno 5: Eminönü → Gülhane → Kuzguncuk
Tutte le tappe giorno per giorno, gli spostamenti e le informazioni pratiche da avere con voi durante il viaggio
Dove abbiamo dormito a Istanbul
Per il nostro soggiorno abbiamo scelto il Fidan Residence Hotel, prenotato tramite booking.com nel quartiere di Beyoğlu, a pochi minuti da Piazza Taksim.
Una posizione che si è rivelata strategica fin dal primo giorno.
Da qui potevamo raggiungere facilmente la metro, passeggiare lungo Istiklal Caddesi, la via dello shopping più famosa della città, e rientrare comodamente la sera dopo cena.
Un altro vantaggio da non sottovalutare, soprattutto viaggiando in gruppo, è la grande quantità di ristoranti, bar e locali presenti nella zona.
Come muoversi a Istanbul senza impazzire
Prima di partire avevo letto opinioni molto contrastanti sui trasporti pubblici di Istanbul.
Dopo cinque giorni posso dire che funzionano bene, ma richiedono un minimo di organizzazione.
Istanbulkart: indispensabile, ma con qualche limite
Per utilizzare tram, metro, autobus e traghetti conviene acquistare una Istanbulkart.
Può essere utilizzata da più persone e permette di risparmiare parecchio rispetto all’acquisto delle singole corse.
Noi ne abbiamo utilizzata una sola per tutti per buona parte del viaggio.
Attenzione però: il sistema non è sempre intuitivo.
Le macchinette per la ricarica non sempre funzionavano con la carta di credito e spesso è stato necessario utilizzare contanti. Inoltre abbiamo scoperto, a nostre spese, che esiste un limite massimo di ricarica oltre il quale non è possibile aggiungere altro credito fino al mese successivo.
Un dettaglio che nessuno ci aveva segnalato prima della partenza.
È possibile utilizzare direttamente la carta di credito ai tornelli, ma il costo della corsa aumenta sensibilmente e, considerando il numero di spostamenti che si fanno in una città come Istanbul, non lo consiglierei.
Moovit: l’app che abbiamo usato per gli spostamenti
Con una rete di trasporti così estesa, capire ogni volta quale mezzo prendere può sembrare complicato. Noi abbiamo utilizzato soprattutto Moovit e si è rivelata davvero comoda.
Basta inserire il punto di partenza e quello di arrivo e l’app propone le diverse combinazioni disponibili tra metro, tram, autobus e traghetti, indicando anche fermate, cambi e tratti da percorrere a piedi.
È stata particolarmente utile proprio quando per raggiungere una destinazione dovevamo combinare mezzi diversi.
Taxi: scaricate Bitaksi
Tra tutti i consigli pratici che possiamo darvi, questo è probabilmente il più utile.
Scaricate l’app Bitaksi.
Durante il viaggio ci è capitato più volte di incontrare tassisti che preferivano proporre tariffe fisse ai turisti invece di utilizzare il tassametro.
Con Bitaksi il prezzo viene mostrato in anticipo e si evitano discussioni inutili.
L’abbiamo utilizzata spesso, soprattutto la sera o quando volevamo rientrare in hotel senza perdere tempo tra cambi e mezzi pubblici.
Ricordatevi di avere internet
Proprio perché app come Moovit, Bitaksi, mappe e audioguide vengono utilizzate continuamente, avere una connessione internet a Istanbul è praticamente indispensabile.
La Turchia non rientra nel roaming europeo incluso automaticamente nelle normali offerte italiane, quindi prima di partire controllate le condizioni del vostro operatore. Le alternative sono diverse: SIM turistiche locali, eSIM oppure SIM dati acquistate prima della partenza.
Se il vostro smartphone è compatibile, probabilmente la soluzione più semplice è una eSIM, che potete acquistare e configurare prima del viaggio. Io avevo invece scelto una SIM dati fisica acquistata su Amazon prima della partenza e ha funzionato senza problemi.
Un consiglio però: non sottovalutate la quantità di giga che vi servirà. Io ne avevo acquistati circa 5 GB pensando fossero sufficienti, ma li ho terminati molto più velocemente del previsto, soprattutto scaricando le audioguide delle attrazioni.
Se prevedete di utilizzarle, scaricatele con il Wi-Fi dell’hotel quando possibile oppure scegliete un piano dati un po’ più abbondante.
Giorno 1: da Taksim alla Torre di Galata
Dopo l’atterraggio abbiamo raggiunto l’hotel con un transfer privato prenotato direttamente tramite la struttura.
Per un gruppo di otto persone è stata una scelta azzeccata: nessuno stress, nessun cambio di mezzo e soprattutto nessuna valigia trascinata per la città.
Lasciati i bagagli, abbiamo iniziato subito ad esplorare Istanbul.

La nostra prima passeggiata è partita da Piazza Taksim e ha seguito la celebre Istiklal Caddesi fino alla Torre di Galata.
È stato il primo vero contatto con la città.
Negozi, tram storici, musicisti di strada, profumo di castagne e una quantità impressionante di persone.
Da Galata abbiamo proseguito verso il Ponte di Galata, sempre pieno di pescatori e attraversato continuamente da turisti e pendolari. Da qui abbiamo avuto anche uno dei primi veri colpi d’occhio sul Bosforo.
Per cena abbiamo scelto il celebre wrap di pesce da Meshur Balikci Eyyup Usta, una delle specialità più famose della zona.
Dopo cena ci siamo concessi una birretta turca con vista sul Bosforo.
Del resto, il primo giorno a Istanbul va festeggiato come si deve.
Giorno 2: Basilica Cisterna, Santa Sofia e parte asiatica
La giornata è iniziata con la colazione da Sariyer Borekcisi, una piccola caffetteria vicino all’hotel che sarebbe diventata il nostro punto di riferimento per quasi tutto il viaggio.
Dopo aver preso un taxi abbiamo raggiunto una delle attrazioni che più ci ha colpito durante il soggiorno: la Basilica Cisterna.
Entrare in questo enorme spazio sotterraneo, tra colonne illuminate, riflessi sull’acqua e un’atmosfera quasi surreale, è stata una delle esperienze più suggestive dell’intero viaggio.
Dalla Basilica Cisterna abbiamo poi proseguito a piedi verso Santa Sofia e la Moschea Blu, entrambe nel cuore di Sultanahmet.
Per l’ingresso alla Basilica Cisterna, Santa Sofia e Palazzo Topkapi abbiamo acquistato in anticipo un pacchetto con audioguida tramite GetYourGuide al costo complessivo di euro 129 a persona.
Una spesa non indifferente, ma considerando le lunghe file che abbiamo visto davanti alle attrazioni e il poco tempo a disposizione, per noi si è rivelata una scelta azzeccata.
Santa Sofia colpisce soprattutto per la sua storia e per gli elementi di epoche e tradizioni diverse che convivono nello stesso edificio. Nata come chiesa e successivamente trasformata in moschea, conserva ancora mosaici raffiguranti Cristo, la Vergine e altre figure della tradizione bizantina accanto alle decorazioni islamiche.
Subito di fronte, la Moschea Blu offre invece un colpo d’occhio completamente diverso. I suoi sei minareti sono diventati uno degli elementi più riconoscibili dello skyline di Istanbul.
Anche all’interno il contrasto con Santa Sofia è evidente: qui non troverete immagini sacre figurative come quelle conservate a Santa Sofia, ma migliaia di piastrelle di İznik, motivi floreali, decorazioni geometriche e calligrafie.
È proprio questo contrasto a rendere particolarmente interessante visitare le due moschee una dopo l’altra.
Per pranzo ci siamo fermati da Tarihi Sultanahmet Köftecisi, uno dei locali storici della zona.
Se decidete di fermarvi qui, il consiglio è uno solo: provate l’agnello.
Dopo una breve passeggiata tra le bancarelle dell’Arasta Bazaar e una pausa caffè, ci siamo diretti verso Eminönü per prendere il traghetto.
Ed è qui che Istanbul ci ha mostrato uno dei suoi aspetti più affascinanti.
In pochi minuti si passa dall’Europa all’Asia.
Non è soltanto un attraversamento geografico: cambia l’atmosfera, cambia il ritmo, cambia perfino il modo in cui la città si presenta.
Sbarcati a Üsküdar abbiamo passeggiato lungo il Bosforo costeggiando la Torre di Leandro, per poi raggiungere in taxi il quartiere di Kadıköy.
Tra tutti quelli visitati, è stato uno dei quartieri che mi ha trasmesso più energia.
Locali, giovani, musica, ristoranti e una vita di quartiere che sembra lontanissima dalle immagini più classiche di Istanbul.
Per cena abbiamo scelto il Piraye Tas Plak Meyhanesi.
Se ci andate, vi consiglio senza dubbio l’hummus e il piatto di kebab.

Giorno 3: Palazzo Topkapi, Moschea di Solimano e Bazar delle Spezie
Il terzo giorno era dedicato a una delle attrazioni che aspettavamo di più: il Palazzo Topkapi.
Per raggiungerlo abbiamo preso il tram T1 fino alla fermata Gülhane. Da qui si prosegue a piedi per pochi minuti, con un tratto in salita, fino all’ingresso del palazzo. Nel complesso è comunque uno dei modi più semplici per raggiungere Topkapi, senza cambi o lunghi spostamenti.
Una cosa che non avevamo capito dalle foto è quanto sia grande davvero Topkapi.
Dopo due giornate intense abbiamo quindi deciso di affrontare la visita con un ritmo un po’ più tranquillo, anche perché il complesso richiede parecchio tempo e diversi spostamenti a piedi. Per la nonna abbiamo chiesto una carrozzina all’ingresso e questo ci ha permesso di visitare il palazzo tutti insieme senza trasformare la giornata in una maratona.
Noi abbiamo deciso di non aggiungere anche la visita dell’Harem. Sicuramente merita, ma tra le dimensioni del complesso, la quantità di persone e tutto quello che avevamo ancora in programma, abbiamo preferito non appesantire ulteriormente la visita.
Per pranzo ci siamo fermati al Sultan Mehmet Restaurant & Cafe. Si mangia bene, anche se i prezzi sono inevitabilmente un po’ più alti rispetto ad altri posti provati durante il viaggio. L’unica nota negativa è stata il bancomat fuori servizio che ci ha costretto a cercare uno sportello per prelevare.
Nel pomeriggio ci siamo spostati verso Eminönü per visitare la Moschea di Solimano.

Qui abbiamo avuto la fortuna di incontrare un volontario che parlava un inglese perfetto e che si è fermato a raccontarci diversi aspetti della cultura islamica. È stata una chiacchierata davvero interessante e, prima di salutarci, ci ha addirittura invitati ai festeggiamenti della Festa del Sacrificio che si sarebbero svolti qualche giorno dopo.
Da lì abbiamo proseguito verso il Bazar delle Spezie. Anche se il Gran Bazar è sicuramente più famoso, questo ci è piaciuto molto. Tra tè, spezie, dolci e profumi si potrebbe tranquillamente passare mezza giornata.
La serata si è conclusa da Haci Abdullah, uno dei ristoranti che consiglierei senza problemi. Noi abbiamo provato la crema di melanzane e il pollo, entrambi ottimi. Da segnalare anche le tradizionali colonie turche che ci sono piaciute così tanto da convincerci a comprarne una da portare a casa.
Dopo cena una birra al Munzur Cafe Bar, un po’ di musica dal vivo e poi rientro in hotel.
Giorno 4: Fatih, Balat, Fener e la crociera sul Bosforo
Il quarto giorno abbiamo deciso di allontanarci dai grandi monumenti del centro e dedicarci alla zona di Fatih.
La mattina siamo partiti in direzione della Chiesa di Chora. Noi abbiamo deciso di non entrare e di dedicare la mattinata alla zona circostante. E devo dire che non ce ne siamo pentiti.
Per chi volesse visitarla, durante il nostro viaggio il biglietto d’ingresso costava circa 20 euro a persona.
Da qui abbiamo proseguito a piedi, incontrando lungo il percorso alcuni tratti delle antiche mura di Costantinopoli e diverse piccole moschee.
Tra queste abbiamo visitato la Moschea di Mihrimah Sultan, una delle moschee che più ci sono piaciute durante il viaggio. Tranquilla e lontana dalla confusione delle attrazioni più famose, è stata una piacevole scoperta.
Poco dopo abbiamo raggiunto la Moschea di Fatih, dove ci siamo imbattuti in una cerimonia funebre. Nel piazzale erano presenti due bare circondate da moltissime persone e poco dopo ci è stato anche permesso di assistere a un momento di preghiera all’interno della moschea.
Per pranzo ci siamo fermati da Setelsam e qui ho mangiato probabilmente i falafel più buoni di tutto il viaggio. Abbiamo speso circa 8 euro a testa e, se vi trovate in zona, è uno di quei posti che consiglio davvero
A Fatih abbiamo percepito più che altrove il lato tradizionale e religioso della città. È una zona più conservatrice, dove la vita quotidiana sembra avere ancora molto più spazio rispetto alle aree più frequentate dai visitatori.
Questo però ha anche un vantaggio: se volete acquistare tè, spezie o altri prodotti locali, qui i prezzi sono generalmente più bassi.
Dopo pranzo ci siamo divisi: una parte del gruppo ha preferito rientrare in hotel e prendersi qualche ora di pausa, mentre noi abbiamo deciso di proseguire a piedi verso Balat e Fener.
Ed è proprio lungo questo percorso che abbiamo iniziato a vedere la città cambiare davanti ai nostri occhi.
Si passa gradualmente da una zona frequentata quasi esclusivamente dai residenti a quartieri pieni di caffetterie colorate, negozietti e turisti con la macchina fotografica in mano.
Balat e Fener sono esattamente come li vedete nelle foto: vicoli in salita, case colorate e tantissimi scorci fotogenici. Noi abbiamo semplicemente camminato senza una meta precisa, fermandoci ogni tanto per curiosare tra le vie laterali.

Nel tardo pomeriggio siamo rientrati in hotel perché avevamo un appuntamento importante: la crociera sul Bosforo organizzata per festeggiare gli 80 anni della nonna.
Per raggiungere il punto di imbarco abbiamo preso un taxi fino a Kabataş, una zona molto piacevole da cui si gode una bella vista sul Bosforo e sul Palazzo Dolmabahçe.
La crociera era stata prenotata tramite GetYourGuide al costo di circa 23 euro a persona.
Per quello che abbiamo pagato, ci siamo trovati bene: gli spettacoli si alternavano tra musica e danze tradizionali, il cibo era discreto e l’atmosfera piacevole.
Per festeggiare il compleanno della nonna avevamo aggiunto anche una piccola torta a sorpresa, che ci hanno portato durante la serata.
Dopo diversi giorni passati a camminare, è stata anche una bella occasione per rilassarsi e godersi Istanbul da una prospettiva diversa.
Giorno 5: da Eminönü a Kuzguncuk, passando per Gülhane Park
Il quinto giorno doveva essere quello dedicato allo shopping al Gran Bazar. Doveva, appunto.
Quello che non avevamo considerato organizzando il viaggio era che proprio quel giorno iniziava la Festa del Sacrificio, una delle principali festività del calendario islamico. Gran Bazar chiuso, Bazar delle Spezie chiuso e programma da rivedere.
Alla fine, però, quello che sembrava un imprevisto ci ha regalato una giornata molto diversa da quella che avevamo immaginato.
Siamo partiti da Eminönü visitando la Moschea di Rüstem Pascià e curiosando tra i pochi negozi aperti nei dintorni, per poi prendere il tram e raggiungere Gülhane Park. Un tempo parte dei giardini del Palazzo Topkapi, oggi è una parentesi verde nel mezzo di una delle zone più frequentate della città.
Lo abbiamo attraversato fino all’uscita sul Bosforo, dove ci siamo fermati a pranzo da Sarayburnu. La posizione potrebbe far pensare al classico ristorante turistico con vista, invece è stata una piacevole sorpresa: bella terrazza sul Bosforo e sul Corno d’Oro, buon cibo e prezzi decisamente più contenuti di quanto ci aspettassimo.

Nel tardo pomeriggio il gruppo si è nuovamente diviso e io e Sissy siamo tornati a Eminönü per prendere il traghetto verso la parte asiatica.
Destinazione: Kuzguncuk.
Se Kadıköy ci aveva colpito per la sua energia, Kuzguncuk ci ha conquistati per la sua tranquillità.
È uno di quei quartieri dove sembra che il tempo scorra più lentamente.
Non è una delle attrazioni più famose di Istanbul e forse è proprio questo il suo punto di forza.
Un’altra cosa che ci ha sorpreso è stata la presenza delle caratteristiche case in legno. Prima del viaggio le associavamo soprattutto a Balat e Fener, ma ci siamo accorti che fanno parte del paesaggio di diversi quartieri di Istanbul e Kuzguncuk ne conserva moltissime, spesso perfettamente restaurate.
A Istanbul basta attraversare il Bosforo, o semplicemente cambiare quartiere, perché cambino architettura, ritmo e atmosfera.
Per cena abbiamo scelto il No 19 Dining, nei dintorni del nostro hotel, un ristorante vegetariano e vegano molto particolare.
La formula è semplice: i piatti sono esposti come in un buffet e si può scegliere direttamente cosa mettere nel proprio piatto.
Per chi a volte fatica a interpretare i menù tradotti dal turco, è stata una soluzione comodissima.
Il cibo ci è piaciuto molto. I prezzi sono leggermente più alti rispetto ad altri locali provati durante il viaggio, ma l’esperienza è stata positiva.
Giorno 6: ultimi acquisti e rientro in Italia
L’ultimo giorno è stato inevitabilmente più tranquillo.
Dopo colazione abbiamo approfittato delle ultime ore a disposizione per vedere la Scala di Camondo, che si trova proprio tra Galata e il ponte e acquistare gli ultimi souvenir.
Non è una delle attrazioni principali della città, ma se vi trovate in zona vale una breve deviazione.
Raggiungiamo con anticipo l’aeroporto con lo stesso transfer prenotato all’andata.
Avendo richiesto l’assistenza per la nonna, volevamo avere tutto il tempo necessario per gestire le procedure senza fretta.
E così è arrivato davvero il momento di salutare Istanbul.

Questo viaggio era nato per festeggiare gli 80 anni della nonna di Sissy e, alla fine, Istanbul è diventata lo sfondo di cinque giorni trascorsi tutti insieme.
Organizzare un viaggio in otto persone, partendo tra l’altro da due aeroporti diversi, non è sempre semplicissimo. Ma tra traghetti sul Bosforo, moschee, quartieri completamente diversi tra loro, cene e qualche inevitabile cambio di programma, ci siamo portati a casa esattamente quello che speravamo quando abbiamo iniziato a organizzarlo: un bel ricordo di famiglia.
I quartieri che ci sono piaciuti di più
Una delle cose che abbiamo apprezzato maggiormente di Istanbul è la capacità di cambiare completamente volto nel giro di pochi chilometri.
Se dovessimo scegliere i quartieri che ci sono rimasti più impressi, probabilmente sarebbero questi.
Kadıköy
Tra tutti i quartieri visitati è probabilmente quello che ci ha trasmesso più energia.
Locali, ristoranti, mercati, musica e una vita di quartiere molto vivace. Se avete qualche giorno a disposizione, vi consiglio assolutamente di dedicare qualche ora alla parte asiatica della città.
Kuzguncuk
Piccolo, tranquillo e pieno di fascino.
Le vecchie case in legno, le stradine tranquille e l’atmosfera quasi da paese lo rendono uno dei quartieri più piacevoli da esplorare a piedi.
Fatih
È probabilmente la zona che ci ha mostrato il volto più tradizionale di Istanbul.
Più conservatrice e molto legata alla vita religiosa, è interessante per chi vuole vedere una Istanbul diversa rispetto a quella delle cartoline.
Balat e Fener
Sì, sono turistici.
Sì, troverete moltissime persone con il telefono in mano a fotografare ogni angolo.
Ma fermarsi alle vie più fotografate sarebbe un peccato. Balat e Fener sono quartieri da esplorare tra salite, scalinate, chiese, edifici storici e strade che cambiano aspetto nel giro di pochi metri. Nonostante la quantità di turisti, secondo noi meritano comunque una passeggiata senza fretta.
Dove mangiare a Istanbul: i posti che ci sentiamo di consigliare
Durante il viaggio abbiamo provato ristoranti molto diversi tra loro. Questi sono quelli che, per un motivo o per l’altro, ci sono rimasti più impressi.
Sariyer Borekcisi – perfetto per la colazione.
Tarihi Sultanahmet Köftecisi – ottimo l’agnello.
Piraye Tas Plak Meyhanesi – consigliato per l’hummus e il kebab.
Setelsam – i migliori falafel del viaggio.
Haci Abdullah – da provare la crema di melanzane e il pollo.
Sarayburnu – bella vista sul Bosforo e prezzi più onesti di quanto ci aspettassimo.
No 19 Dining – ideale per chi cerca opzioni vegetariane e vegane.
5 consigli pratici prima di partire
Dopo cinque giorni a Istanbul, ci sono alcune cose che ci sentiamo di consigliare a chi sta organizzando il viaggio.

1. Acquistate in anticipo gli ingressi principali
Per attrazioni come Basilica Cisterna, Santa Sofia e Palazzo Topkapi, prenotare in anticipo può far risparmiare parecchio tempo.
2. Portate sempre un po’ di contanti
Anche se a Istanbul abbiamo pagato spesso con la carta, avere qualche lira turca in contanti si è rivelato molto utile, soprattutto per piccoli acquisti e per ricaricare la Istanbulkart quando le macchinette non accettavano la carta.
In città troverete moltissimi uffici di cambio e, confrontandone un paio, è possibile trovare tassi anche abbastanza convenienti. Noi abbiamo comunque trovato più comodo prelevare direttamente lire turche agli ATM, facendo attenzione alle eventuali commissioni applicate dalla propria banca e dallo sportello.
In diversi posti accettavano anche gli euro, restituendo poi il resto in lire turche. Può essere comodo in caso di necessità, ma controllate sempre il cambio applicato prima di pagare.
3. Non limitatevi alla parte europea
La parte asiatica è stata una delle sorprese più belle del viaggio.
4. Controllate il calendario delle festività religiose
Noi abbiamo trovato il Gran Bazar chiuso a causa della Festa del Sacrificio. Un dettaglio che avremmo potuto verificare prima della partenza.
5. Non abbiate paura di usare taxi e traghetti
Istanbul è enorme. Cercare di fare tutto a piedi rischia solo di farvi perdere energie preziose.
Il nostro giudizio finale su Istanbul
Istanbul era una città che volevamo visitare da tempo e le aspettative erano alte.
Fortunatamente non sono state deluse.
Ci è piaciuta per la sua storia, per i suoi contrasti e per la facilità con cui si passa da quartieri pieni di turisti a zone dove sembra di essere completamente fuori dai circuiti più battuti.
Ci è piaciuta perché riesce a essere europea e asiatica allo stesso tempo.
Perché in pochi minuti si passa da una moschea secolare a un quartiere pieno di locali moderni.
Perché ogni attraversamento del Bosforo dà davvero la sensazione di cambiare città.
E forse è proprio questa la sua forza.
Non importa quanti giorni abbiate a disposizione o quale itinerario scegliate: Istanbul troverà sempre il modo di sorprendervi.
Noi siamo tornati a casa con qualche souvenir in valigia, centinaia di foto sul telefono e la sensazione di aver visto soltanto una parte di quello che questa città ha da offrire.
Un ottimo motivo per tornarci.
