Giappone in 12 giorni: itinerario fai da te da Osaka al Monte Fuji
Il Giappone era un viaggio che aspettavamo da anni.
Saremmo dovuti partire a maggio 2020, ma sappiamo tutti com’è andata. Tra restrizioni, rinvii e qualche imprevisto personale, quel progetto è rimasto in sospeso molto più a lungo del previsto. Quando finalmente siamo riusciti a partire, a fine febbraio 2024, avevamo la sensazione di realizzare un viaggio immaginato così tante volte da rischiare quasi di averlo idealizzato troppo.
Invece il Giappone non ha deluso le aspettative. C’erano davvero i treni puntuali, i templi, le insegne luminose, il ramen fumante, i cartoni animati e i ciliegi curati come opere d’arte. Ma dal vivo ci hanno colpito soprattutto le cose che non avevamo previsto: i piccoli gesti quotidiani, il rispetto degli spazi comuni e il contrasto continuo tra tradizione e città modernissime.
In questo articolo raccontiamo il nostro itinerario di 12 giorni tra Osaka, Kyoto, Nara, Hiroshima, Miyajima, Kanazawa, Tokyo e Monte Fuji. Non è una guida con ogni singolo orario o fermata della metro, ma il racconto di un viaggio fai da te con i consigli che avremmo voluto avere prima di partire.
Se vuoi seguire il nostro viaggio tappa per tappa, abbiamo preparato anche un PDF gratuito con il percorso giorno per giorno, le cose che abbiamo visto, la durata dei pass usati e qualche consiglio pratico raccolto lungo la strada.
🎢Osaka, il primo assaggio del Giappone
Osaka è stata la porta d’ingresso del nostro viaggio in Giappone.
Dopo l’arrivo in aeroporto e il trasferimento in città, non abbiamo perso tempo: zaini lasciati in hotel e subito fuori a esplorare Namba, Dotonbori e le vie illuminate che avevamo visto in centinaia di foto.
Il nostro primo impatto, però, è stato decisamente più curioso del previsto.
Appena usciti dalla stazione siamo stati fermati da un gruppo di ragazzi vestiti in modo decisamente eccentrico. Ancora oggi non sapremmo dire se fossero artisti di strada, cosplayer o semplicemente ragazzi particolarmente creativi. Ci hanno chiesto da dove arrivassimo e, appena abbiamo risposto “Italia”, hanno iniziato a gridare tutti insieme:
“PIZZA!”
Ci siamo guardati e abbiamo pensato:
“Oddio… se il buongiorno si vede dal mattino, chissà cosa ci aspetta.”
In realtà Osaka si è rivelata molto meno sopra le righe di quel primo incontro. È una città stravagante, con un carattere tutto suo: insegne luminose, quartieri vivaci, ottimo cibo e un’atmosfera più spensierata rispetto alle altre tappe del nostro itinerario.

Abbiamo trascorso qui circa un giorno e mezzo, giusto il tempo per ambientarci e iniziare a capire il ritmo del Giappone. Tra le varie tappe abbiamo visitato il Castello di Osaka, il tempio Shitennō-ji e il mercato di Kuromon, alternando luoghi più storici alle zone moderne della città.
🍣Lo street food che ci ha conquistati
Se c’è una città dove iniziare a scoprire la cucina giapponese, secondo noi è proprio Osaka.
La prima cosa che abbiamo assaggiato sono stati i takoyaki (polpette di polpo alla piastra) e possiamo dirlo senza dubbi: buonissimi. Da quel momento sono diventati uno degli snack che abbiamo cercato più spesso durante il viaggio.
Ma il ricordo gastronomico che ci è rimasto più impresso non riguarda Osaka in particolare, bensì tutto il Giappone: il tonno crudo.
Eravamo abituati al sushi che troviamo normalmente in Italia, ma quello assaggiato in Giappone è stato completamente diverso. La consistenza era incredibilmente morbida, tanto da sciogliersi in bocca quasi come il burro. Lo stesso vale per il sushi con i ricci di mare, una delle sorprese più piacevoli del viaggio.
Un piccolo rimpianto? Non essere riusciti ad assaggiare la famosa cheesecake giapponese. Ogni volta che la trovavamo, che fosse in un mercato o in un negozio, c’era sempre una fila lunghissima e alla fine abbiamo deciso di rinunciare. Sarà una buona scusa per tornare.
Dopo questo primo assaggio, ci siamo spostati a Kyoto: la città che aspettavamo più di tutte e in cui abbiamo avuto la sensazione di entrare davvero nel Giappone immaginato per anni.
⛩️Kyoto: il Giappone che avevamo immaginato
Se Osaka è stata la porta d’ingresso del nostro viaggio, Kyoto è stata la città in cui abbiamo avuto la sensazione di essere davvero in Giappone.
Non è successo davanti a un tempio in particolare, ma passeggiando per Gion dopo cena. Le case in legno illuminate, il piccolo canale che attraversa il quartiere, i vicoli stretti e le persone sedute a cena nei ristoranti tradizionali sembravano uscite da un film sul Giappone di una volta.
Era esattamente il Giappone che avevamo immaginato per anni.
Kyoto è una città che va vissuta anche camminando senza una meta precisa, ma non è una città semplice da improvvisare. Le attrazioni più famose sono sparse, gli autobus possono richiedere tempo e, soprattutto in inverno, molti templi chiudono già nel pomeriggio.
Cosa vedere a Kyoto in due giorni
Noi abbiamo trascorso quattro notti a Kyoto, ma le giornate effettivamente dedicate alla città sono state due, oltre alle escursioni a Nara e Hiroshima/Miyajima. Non bastano per vedere tutto, ma permettono di visitare alcuni luoghi iconici e di assaporare l’atmosfera della città.
Il primo giorno abbiamo unito Fushimi Inari, Kinkaku-ji, Nishiki Market e Yasaka Shrine. È una giornata intensa, perché Fushimi Inari e il Tempio d’Oro si trovano in zone opposte della città. Fushimi Inari è comodissimo dalla stazione di Kyoto con la JR Nara Line: basta scendere a JR Inari e il santuario è praticamente davanti alla stazione. Il Kinkaku-ji, invece, richiede uno spostamento dedicato e conviene metterlo in conto senza pensare di raggiungerlo velocemente.
Fushimi Inari è uno di quei luoghi che meritano davvero la fama che hanno. Il consiglio è di non fermarsi ai primi torii: la parte iniziale è molto affollata, ma basta proseguire lungo il sentiero per trovare più tranquillità e godersi il luogo con un’altra atmosfera.
Il Kinkaku-ji è completamente diverso: elegante, scenografico e quasi irreale quando si riflette sull’acqua. Degno di nota anche il giardino, con il suo tappeto di muschio curatissimo.
Nishiki Market, Yasaka Shrine e Gion sono invece molto più facili da collegare tra loro. Il mercato è perfetto per una pausa tra assaggi e bancarelle, mentre la zona di Yasaka e Gion dà il meglio nel tardo pomeriggio, quando iniziano ad accendersi le luci e le strade cambiano completamente atmosfera.

Fushimi Inari
Il secondo giorno abbiamo visitato Uji, il Byōdō-in, il Ginkaku-ji, il Kiyomizu-dera e la zona di Ninenzaka, Sannenzaka. Anche questa è stata una giornata molto piena, ma il lato orientale di Kyoto — Ginkaku-ji, Kiyomizu-dera e le vie storiche — si presta bene a essere visitato nello stesso momento, lasciando spazio alle passeggiate tra una tappa e l’altra.
Uji è una piccola deviazione che consigliamo se hai qualche ora in più. È famosa per il tè matcha e per il Byōdō-in, il tempio raffigurato anche sulla moneta da 10 yen. Un accorgimento che oggi prenderemmo in considerazione è quello di unire Uji e Fushimi Inari: entrambe sono servite dalla JR Nara Line, quindi può essere comodo visitarle nella stessa giornata e lasciare le tappe della parte orientale di Kyoto a un altro momento.
La zona del Kiyomizu-dera è quella che ci è rimasta più nel cuore. Ninenzaka e Sannenzaka, con le stradine in salita, le case tradizionali in legno e il profumo dell’incenso, sono il lato di Kyoto che ricorderemo più di ogni altro. Il consiglio è di controllare bene gli orari: soprattutto in inverno le ultime entrate possono essere molto prima del tramonto.
Gion

Per muoversi a Kyoto bisogna mettere in conto autobus e qualche spostamento più lungo del previsto. La metropolitana non raggiunge tutte le attrazioni principali e i biglietti dei bus si acquistano a bordo, normalmente in contanti. Per le tappe fuori città, invece, i pass ferroviari possono fare la differenza: nel nostro caso li abbiamo usati per raggiungere Uji, Nara, Hiroshima e Miyajima.
🍜Dove mangiare a Kyoto
Una delle cene che ricordiamo con più piacere è stata da Gion Kappa, un tipico izakaya nella zona di Gion.
Gli izakaya sono locali informali dove si ordinano diversi piatti da condividere. Se non ne hai mai provato uno, secondo noi vale la pena farlo almeno una volta: è un modo molto semplice e autentico di vivere una cena in Giappone.
Una curiosità che ci ha sorpreso è questa: in Giappone per strada non si può fumare liberamente e ci sono apposite aree fumatori all’aperto. In alcuni izakaya, invece, può ancora essere consentito fumare all’interno. Una piccola contraddizione che non ci aspettavamo.
Escursione a Nara
Nara è famosa soprattutto per il grande parco popolato dai cervi, ma la visita principale è il Tōdai-ji, il grande tempio buddhista che si trova proprio all’interno del parco.
Vedere i cervi passeggiare liberamente è sicuramente una delle immagini simbolo di Nara, ma ci ha lasciato sentimenti contrastanti. Da una parte è affascinante poterli osservare così da vicino, dall’altra ci è dispiaciuto vedere alcuni turisti infastidirli continuamente per attirare la loro attenzione o dar loro da mangiare. Non è raro, infatti, che qualche cervo si spazientisca e reagisca con una testata!
All’interno del Tōdai-ji abbiamo invece assistito a una delle scene più divertenti del viaggio. In una delle colonne è presente un foro che, secondo la tradizione, ha le stesse dimensioni della narice del Grande Buddha. Si dice che attraversarlo porti fortuna. Tra bambini agilissimi e adulti decisamente meno elastici, abbiamo visto persone rimanere letteralmente incastrate nel tentativo di passare.
Parco di Nara

Escursione a Hiroshima e Miyajima
Tra le due escursioni in giornata che abbiamo fatto da Kyoto, Hiroshima è quella che ci ha lasciato di più.
Non siamo persone che danno priorità ai musei in ogni viaggio, ma il Museo della Pace è uno di quei luoghi che, secondo noi, andrebbe visto almeno una volta. Più che raccontare la tragedia della bomba atomica, aiuta a comprendere la portata di ciò che è accaduto e l’impressionante lavoro di ricostruzione che la città è riuscita a compiere in pochi decenni.
Nel pomeriggio ci siamo spostati a Miyajima, famosa per il grande torii sull’acqua del santuario di Itsukushima. Purtroppo siamo arrivati quando il santuario era già chiuso e non abbiamo avuto il tempo di percorrere il sentiero sulla collina prima che facesse buio. Nonostante questo, ci è piaciuta l’atmosfera rilassata dell’isola, completamente diversa da quella di Hiroshima.
Col senno di poi, il consiglio è di invertire l’ordine della giornata: prima Miyajima e poi Hiroshima. Specialmente in inverno, quando le ore di luce sono poche e molte attrazioni chiudono già nel tardo pomeriggio.
🏯Kanazawa: una pausa prima di Tokyo
Dopo le giornate intense trascorse tra Kyoto, Nara e Hiroshima, abbiamo raggiunto Kanazawa con uno Shinkansen, dove abbiamo trascorso una notte prima di ripartire per Tokyo.
È una città più raccolta e tranquilla rispetto alle grandi mete turistiche del Giappone e, forse anche per questo, ci ha trasmesso una sensazione di autenticità.
Durante la giornata abbiamo visitato il Kenroku-en, considerato uno dei tre giardini più belli del Giappone, passeggiato nel quartiere dei samurai Nagamachi, visitando anche la Nomura-ke, una tradizionale residenza samurai, e fatto un giro nel mercato di Ōmichō.
Del Kenroku-en ricordiamo soprattutto la cura quasi maniacale che i giapponesi dedicano alla natura. Bastava un albero in fiore perché decine di persone si fermassero a fotografarlo. È una scena che abbiamo ritrovato spesso durante il viaggio e che racconta bene quanto le fioriture facciano parte della cultura giapponese.

Kenroku-en
Anche il quartiere dei samurai ci è piaciuto molto. Non aspettarti una zona enorme, ma una passeggiata tra antiche abitazioni che conserva ancora il fascino del Giappone di una volta.
Davanti al mercato di Ōmichō abbiamo trovato un distributore automatico di sushi. In Giappone i distributori automatici sono ovunque, ma questo è stato sicuramente uno dei più insoliti che abbiamo incontrato.
La sera abbiamo cenato in un piccolo locale senza un menù, lasciando libera scelta allo chef su cosa portarci. Non abbiamo capito fino in fondo cosa avremmo mangiato, ma è stata una delle cene più divertenti del viaggio.
Se hai un giorno in più a disposizione, da Kanazawa puoi valutare una visita a Shirakawa-go, il famoso villaggio con le tradizionali case dal tetto in paglia. Noi purtroppo abbiamo dovuto rinunciare per motivi di tempo, ma resta uno dei piccoli rimpianti di questo viaggio.
Un ultimo consiglio pratico: se viaggi con una valigia ingombrante, approfitta dei locker presenti in stazione. Noi li abbiamo trovati molto comodi per visitare la città senza portarci dietro tutto il bagaglio.
Dove dormire a Kanazawa
Tra gli hotel in cui abbiamo soggiornato, il Minn Kanazawa è probabilmente quello che consiglieremmo più volentieri. Era una struttura bella e curata, in una posizione comoda vicino al castello e alle principali attrazioni.
In generale, una cosa che ci ha colpito del Giappone è stato il livello di pulizia: anche scegliendo sistemazioni semplici o più economiche, abbiamo sempre trovato ambienti ordinati e più che dignitosi. Non è un dettaglio scontato quando si cerca di contenere il budget.
Kanazawa è stata una piccola Kyoto meno mainstream: forse non la tappa più spettacolare dell’itinerario, ma la pausa perfetta prima della frenesia di Tokyo.
🗼Tokyo tra grattacieli e templi
Dopo la tranquillità di Kanazawa, arrivare nell’abbagliante Tokyo è stato un cambio di ritmo improvviso.
Già uscendo dalla stazione si capisce di essere in una delle metropoli più grandi del mondo: una quantità impressionante di persone, grattacieli, schermi luminosi e quartieri che sembrano non finire mai.
Tokyo è una città che ti riempie continuamente di stimoli. Negozi su più piani, sale giochi, centri commerciali enormi, capsule gashapon, vetrine e insegne che sembrano invitarti a entrare ovunque. In alcuni quartieri è davvero facile perdere la cognizione del tempo.
Abbiamo perfino visto una fila di go-kart circolare per strada con persone travestite dai personaggi di Super Mario. Una scena che rende bene il suo lato più eccentrico, quasi surreale.
Eppure non è solo luci, negozi e frenesia.
Bastano pochi minuti a piedi per passare dal caos ordinato di una grande arteria cittadina a un piccolo santuario immerso nel silenzio, oppure entrare in un parco dove il rumore della città sembra allontanarsi. È questo contrasto continuo tra palazzoni, zone verdi e luoghi di preghiera ad averci colpito più di ogni altra cosa.
E, piccolo consiglio insolito: ogni tanto guarda anche per terra. In Giappone persino i tombini possono diventare una piccola attrazione, con disegni colorati ispirati alla città, ai suoi simboli o ai personaggi locali.

Cosa vedere a Tokyo in poco più di due giorni
Noi abbiamo avuto due giorni pieni e la sera dell’arrivo da Kanazawa, più qualche ora libera prima del rientro. Non sono sufficienti per “vedere Tokyo”, ma bastano per attraversarne facce molto diverse e farsi un’idea di quanto sia enorme.
La sera dell’arrivo abbiamo iniziato da Asakusa, dove abbiamo alloggiato. Il Sensō-ji è stato il nostro primo vero assaggio di Tokyo: la lanterna rossa all’ingresso, la Nakamise-dori e il tempio illuminato hanno un’atmosfera completamente diversa dai quartieri più moderni. Da lì ci siamo spostati a Shibuya, per vedere l’incrocio più famoso della città dall’alto e immergerci subito tra schermi giganteschi, folla e insegne luminose.
Il primo giorno pieno è stato il più intenso. Siamo partiti da Ueno, tra il parco e il mercato di Ameyoko, per poi raggiungere Akihabara, il quartiere di manga, anime, videogiochi e sale giochi. Abbiamo inserito anche una deviazione al Santuario Azabu Hikawa, conosciuto da molti appassionati come il santuario di Sailor Moon: non è una tappa imprescindibile per tutti, ma Sissy ci teneva a vederlo.
La giornata è poi proseguita a Marunouchi, intorno a Tokyo Station, e a Shinjuku, dove la sera vale la pena entrare nei vicoli di Golden Gai, pieni di locali minuscoli uno accanto all’altro. Ueno e Akihabara sono facili da abbinare, mentre Azabu e Shinjuku richiedono uno spostamento dedicato: Tokyo va costruita per zone, non scegliendo attrazioni sparse sulla mappa.
Il secondo giorno abbiamo unito il Santuario Meiji, il Parco Yoyogi e Harajuku, che si trovano nella stessa area e funzionano bene come prima parte della giornata. Proprio al Meiji Jingu abbiamo assistito anche a un matrimonio tradizionale: una scena breve, ma bellissima, che ci ha fatto percepire il santuario non solo come attrazione turistica ma come luogo ancora profondamente vissuto. Harajuku, invece, è uno di quei quartieri dove, tra negozi eccentrici e mode che difficilmente vedresti altrove, torna fuori il lato più creativo e appariscente della città.
Ci siamo poi spostati verso Ginza e il mercato esterno di Tsukiji. Anche se il mercato ittico all’ingrosso non è più qui, la zona resta una tappa da inserire se ami il pesce fresco. È qui che abbiamo mangiato uno dei tonni più buoni del viaggio: morbido al punto da sciogliersi in bocca!
Abbiamo concluso passando da Kanda, quartiere meno appariscente ma piacevole da attraversare tra Ginza, Tokyo Station e Akihabara, soprattutto se vuoi vedere una Tokyo più quotidiana e meno costruita attorno alle grandi attrazioni.
Per muoversi, la JR Yamanote Line, inclusa nei pass JR, è stata utilissima: collega direttamente Ueno, Akihabara, Tokyo Station, Harajuku e Shinjuku. Per Asakusa, Tsukiji, Ginza e Azabu bisogna invece integrare con metro o altre linee. L’app Japan Travel by Navitime è stata una delle più utili del viaggio perché, impostando partenza e arrivo, mostra i treni coperti dai pass e gli eventuali supplementi da pagare.
Dormire ad Asakusa e vedere Tokyo dall’alto
Asakusa ci è piaciuta come base perché ha un’atmosfera più tradizionale rispetto a molte altre zone di Tokyo. Una volta chiuso il Sensō-ji, però, parecchi negozi e locali nei dintorni abbassano le serrande abbastanza presto. Per questo, più che scegliere un quartiere preciso, consigliamo di cercare un hotel vicino a una fermata della JR Yamanote Line, così da sfruttare al massimo il pass e spostarsi comodamente.
Per rendersi conto delle dimensioni di Tokyo vale la pena guardarla dall’alto. Il nostro punto panoramico gratuito preferito è stato il Tokyo Metropolitan Government Building, da cui la città sembra davvero infinita. Siamo saliti anche all’Asakusa Culture Tourist Information Center, che è carino soprattutto per la vista sul Sensō-ji e sulla zona circostante, ma se dovessimo sceglierne uno solo torneremmo senza dubbio al palazzo governativo.
🗻 Una giornata ai piedi del Monte Fuji
L’ultimo giorno pieno in Giappone avevamo inizialmente pensato di restare a Tokyo. Poi abbiamo scoperto che proprio quella mattina si sarebbe corsa la Maratona di Tokyo e molte zone della città sarebbero state chiuse o più difficili da raggiungere.
Abbiamo quindi cambiato programma e deciso di dedicare la giornata al Monte Fuji. È stata una scelta azzeccata: dopo il caos di Tokyo, ritrovarsi tra laghi, montagne e piccoli paesi ai piedi della montagna più famosa del Giappone è stato un cambio di scenario totale.
🚄Come arrivare nella zona del Monte Fuji con il Japan Rail Pass
Dal punto di vista pratico, questa è una delle escursioni per cui conviene controllare bene i collegamenti prima di partire.
Con il nostro pass ferroviario siamo arrivati fino a Ōtsuki, l’ultima stazione coperta dalla rete JR. Da lì abbiamo proseguito sulla Fujikyuko Line, una linea privata che richiede un supplemento a parte anche se si possiede il Japan Rail Pass nazionale.
Per raggiungere la Chureito Pagoda bisogna scendere a Shimoyoshida Station. L’app Japan Travel by Navitime ci è stata utile anche qui: impostando partenza e arrivo mostra chiaramente fino a dove il pass è valido e quali tratte richiedono un supplemento.
Chureito Pagoda

Chureito Pagoda, lago Kawaguchi e Monte Tenjo
La prima tappa è stata la Chureito Pagoda, uno dei punti panoramici più famosi del Giappone.
La vista è esattamente quella che si immagina quando si pensa al Paese: la pagoda rossa in primo piano e il Monte Fuji sullo sfondo. Non serve aggiungere molto altro, perché è uno di quei panorami che dal vivo riescono a essere persino più belli delle foto.
Bisogna però mettere in conto una salita a piedi e, soprattutto, controllare eventuali regole di accesso o limitazioni stagionali prima di partire. La zona è molto frequentata, in particolare durante la fioritura dei ciliegi e il foliage autunnale.
Dopo la pagoda abbiamo proseguito verso il lago Kawaguchi, una delle zone più conosciute per vedere il Fuji riflesso sull’acqua. Anche senza inseguire una fotografia perfetta, vale la pena fermarsi e camminare un po’
L’ultima tappa è stata il Monte Tenjo, raggiungibile con la funivia da Kawaguchiko. Dall’alto si apre una vista ampia sul lago e sulle montagne circostanti, con il Fuji che domina il paesaggio quando il cielo è limpido.
📍Un consiglio per organizzare la giornata
La zona del Fuji richiede una giornata intera, soprattutto se parti da Tokyo. Tra treni, coincidenze e spostamenti locali, è meglio non riempire il programma di troppe tappe.
Noi abbiamo scelto Chureito Pagoda, lago Kawaguchi e Monte Tenjo: un itinerario semplice ma completo, che alterna il panorama più iconico, una passeggiata sul lago e una vista dall’alto.
Se vuoi replicarlo, il consiglio è di partire presto, controllare il meteo e verificare gli orari dei treni e della funivia il giorno prima. Il Monte Fuji può essere nascosto dalle nuvole anche quando a Tokyo sembra esserci una bella giornata, quindi un minimo di flessibilità aiuta.
❄️Giappone in inverno: vale la pena?
Se si potesse scegliere il periodo solo in base ai paesaggi, primavera e autunno sarebbero probabilmente le stagioni più scenografiche: da una parte la fioritura dei ciliegi, dall’altra i colori rossi e arancioni del foliage.
Sono anche i periodi più richiesti, e questo si traduce spesso in più persone, prezzi più alti e prenotazioni da fare con largo anticipo.
Noi siamo stati in Giappone tra fine febbraio e inizio marzo e possiamo dire che l’inverno non è affatto un ripiego.
Abbiamo trovato qualche giornata grigia, ma poca pioggia e temperature che ci hanno comunque permesso di girare senza problemi. Certo, bisogna vestirsi bene e accettare giornate più corte, ma quando esce il sole l’atmosfera è bellissima: l’aria è limpida, i panorami sono nitidi e la luce invernale rende tutto più particolare.
Il Fushimi Inari, per esempio, con il cielo un po’ coperto ci è sembrato quasi irreale: i torii rossi risaltavano ancora di più. Anche il Monte Fuji, nelle giornate fredde e limpide, può regalare una visibilità eccezionale.
L’inverno ha poi un vantaggio molto concreto: è il periodo perfetto per mangiare ramen, udon e tutti quei piatti caldi che diventano quasi una tappa fissa dopo una giornata passata fuori. Il ramen è stato probabilmente uno dei piatti che abbiamo mangiato più spesso durante il viaggio, e anche uno di quelli che ci sono piaciuti di più.
Per chi ama sciare o fare snowboard, il Giappone può diventare anche una meta invernale vera e propria. Hokkaido, Nagano e le Alpi giapponesi sono famose per le piste e per la neve abbondante, quindi si può facilmente aggiungere qualche giorno sulla neve a un itinerario tra città e templi.
L’unico aspetto da considerare davvero è l’orario delle attrazioni. In inverno molte chiudono presto, soprattutto templi, giardini e punti panoramici ma, basta organizzare bene le giornate e mettere le visiti più importanti al mattino / primo pomeriggio.
💸Quanto costa un viaggio in Giappone?
Il Giappone viene spesso associato a un viaggio molto costoso. In parte è vero: il volo intercontinentale, gli hotel nelle grandi città e soprattutto i trasporti possono incidere parecchio sul budget.
Ma non è necessariamente una destinazione proibitiva.
Noi non inseriamo qui i nostri prezzi precisi, perché il viaggio risale al 2024 e nel frattempo tariffe, cambio yen-euro e costi dei pass sono cambiati. Però una cosa possiamo dirla: con un itinerario ragionato e qualche scelta fatta bene, il Giappone può costare meno di quanto si immagini.
La voce che può pesare di più, dopo il volo, è il treno. Il Japan Rail Pass nazionale è molto conosciuto, ma non è sempre la soluzione più conveniente: dipende dalle tratte che vuoi fare e dal ritmo del viaggio.
Nel nostro caso abbiamo scelto due pass regionali, il Kansai-Hiroshima Area Pass e l’Hokuriku Arch Pass. Ci hanno permesso di coprire tutti gli spostamenti principali, compresi i trasferimenti da e per l’aeroporto, Kyoto, Nara, Hiroshima, Miyajima, Kanazawa e Tokyo. Abbiamo usato i pass anche per alcuni spostamenti cittadini, come la JR Yamanote Line a Tokyo, Osaka e l’area nei dintorni di Kyoto.
Non tutte le tratte, però, sono sempre comprese nel modo più diretto. Per esempio, per raggiungere Hiroshima da Kyoto, il nostro pass non includeva lo Shinkansen diretto da Kyoto, ma copriva la tratta veloce da Shin-Osaka a Hiroshima. Quindi abbiamo preso prima un treno JR regionale da Kyoto a Osaka e poi da lì lo Shinkansen.
Nulla di complicato, ma è importante saperlo prima: alcuni pass regionali hanno limitazioni su determinate tratte, linee private o tipologie di treno. Con un’app come Japan Travel by Navitime diventa tutto molto più semplice, perché impostando partenza e arrivo puoi verificare quali collegamenti sono coperti dal pass e dove, eventualmente, serve pagare un supplemento.
Il consiglio è questo: prima di acquistare un pass, segnati gli spostamenti principali del tuo itinerario e confronta il costo dei singoli biglietti con quello dei pass disponibili. Non serve impazzire dietro a ogni treno, ma sapere che non tutti i pass funzionano come un “tutto incluso” evita parecchie sorprese.
Un’altra cosa utile da sapere riguarda i posti sui treni. Non sempre è obbligatorio prenotare: molti servizi hanno anche carrozze senza prenotazione, dove si sale con il pass e ci si siede nei posti liberi. Alcuni treni o alcune carrozze, invece, richiedono il posto assegnato.
Noi, per stare più tranquilli sulle tratte lunghe, abbiamo fatto le prenotazioni direttamente negli uffici JR delle stazioni. È possibile farle anche alle macchinette automatiche e, con i pass che avevamo scelto, erano incluse. Il consiglio è semplicemente di controllare sull’app o chiedere in stazione prima di salire, soprattutto per gli Shinkansen e i Limited Express.
Anche il cambio yen-euro può incidere parecchio sulla spesa complessiva. Quando siamo partiti noi il cambio era favorevole agli europei e questo ha aiutato molto su ristoranti, piccoli acquisti e spese quotidiane. Oggi conviene controllare il cambio prima di prenotare e considerarlo come una delle variabili del budget, insieme a voli e hotel.
Per risparmiare, le cose che secondo noi fanno davvero la differenza sono scegliere periodi meno affollati, prenotare con anticipo gli hotel nelle città più richieste, valutare pass regionali invece del pass nazionale e alternare ristoranti più costosi a ramen bar, izakaya, mercati e konbini. In Giappone si può mangiare bene anche spendendo poco, senza avere la sensazione di arrangiarsi.
Dove abbiamo prenotato hotel, voli e SIM per il Giappone
Per organizzare il viaggio abbiamo usato soprattutto piattaforme che conoscevamo già e che ci hanno permesso di confrontare facilmente le varie opzioni.
Per gli hotel abbiamo prenotato tramite Booking, mentre per alcuni alloggi abbiamo utilizzato anche Airbnb. In Giappone la posizione dell’hotel conta quasi quanto la struttura: più che cercare per forza il quartiere “perfetto”, consigliamo di controllare bene la vicinanza a una stazione JR o a una fermata della metro comoda per le tappe previste.
Per i voli abbiamo confrontato le diverse opzioni su Skyscanner e poi prenotato direttamente sul sito della compagnia aerea, scegliendo la combinazione più conveniente tra prezzo, orari e scali.
Per restare connessi durante il viaggio abbiamo acquistato prima della partenza una SIM dati su Amazon. Si è rivelata una soluzione comoda e affidabile, tanto che abbiamo scelto di utilizzarla di nuovo anche per il nostro viaggio in Cina. Se stai organizzando un viaggio in Asia, trovi altri consigli pratici nel mio articolo Viaggio in Cina: tutto quello da sapere prima di partire.
Piccole cose che ci hanno colpito del Giappone
Al di là dei templi, dei quartieri pieni di luci e dei panorami, sono stati soprattutto alcuni gesti quotidiani a restarci impressi.
Nei treni i controllori si inchinavano entrando e uscendo dai vagoni. Le file venivano rispettate senza bisogno di spingere e i posti riservati restavano spesso liberi anche quando il treno era pieno. Vedere bambini andare e tornare da scuola da soli, con le loro cartelle rigide sulle spalle, era una scena che sembrava uscita da un cartone animato ma che lì faceva parte della normalità.
Ci ha colpito anche la cura degli spazi comuni: persone che pulivano il marciapiede davanti ai negozi, strade ordinate e una sensazione generale di rispetto per ciò che è condiviso. Allo stesso tempo, la tradizione non sembrava qualcosa da visitare solo nei musei: capitava di vedere ragazzi fermarsi davanti a un santuario per una breve preghiera prima di continuare la giornata.
Sono dettagli semplici, ma messi insieme raccontano un modo di vivere che abbiamo apprezzato molto. Dopo quasi due settimane, alcune di queste cose ci sembravano già normali. Il problema è stato accorgerci, tornando a casa, di quanto ci fossimo abituati in fretta.
Viaggiando in Giappone conviene osservare e adattarsi alle abitudini locali: rispettare le file, parlare a bassa voce sui mezzi pubblici e non inseguire o fotografare da vicino le geishe nei quartieri tradizionali sono piccoli gesti che fanno la differenza.
Un souvenir gratuito da cercare in Giappone
In molte stazioni, templi, santuari e punti turistici si trovano timbri commemorativi gratuiti da raccogliere. Alcuni sono dedicati alla stazione, altri raffigurano il tempio o il luogo che stai visitando. All’inizio sembrano solo un dettaglio curioso, ma una volta tornati a casa diventano un souvenir molto più personale di tanti oggetti comprati nei negozi. Un souvenir gratuito da cercare in Giappone
Un consiglio semplice: porta nello zaino un piccolo quaderno bianco.
Conclusione
Dodici giorni non bastano per capire davvero il Giappone, ma sono stati sufficienti per attraversarne mondi completamente diversi.
Dalla Osaka più stravagante alle stradine di Kyoto, dalla tranquillità di Kanazawa ai grattacieli di Tokyo, fino al Fuji visto tra laghi e montagne, ogni tappa ci ha lasciato qualcosa di diverso.
Il Giappone era un viaggio desiderato da tempo e, forse proprio per questo, avevamo paura che la realtà non riuscisse a stare al passo con le aspettative. È successo il contrario.
Ci sono Paesi bellissimi che, una volta tornati, restano soprattutto nelle foto. Il Giappone invece ci è rimasto addosso nei dettagli: un inchino, una ciotola di ramen in una sera fredda, una fila rispettata senza bisogno di parole, una pagoda rossa davanti al Fuji.
E sì: tornare è già nei nostri piani.
